Molti tra i volontari e i collaboratori e certamente coloro che hanno responsabilità operative o di rappresentanza per il Banco Alimentare sono spesso chiamati a descrivere “che cosa sia” il Banco Alimentare e quali siano le ragioni e lo scopo della esistenza di questa organizzazione. Talvolta a questa domanda, possono anche essere collegati intenzioni e interventi di sostegno e aiuto, dono di tempo e di impegno personale e anche di denaro; quindi in qualche modo “non si può sbagliare!” nel rispondere, dobbiamo essere chiari e convincenti. Così si tentano brevi definizioni sintetiche ma che alla fine non danno che giustizia parziale degli scopi e della identità che ognuno vorrebbe comunicare. Si cita la lotta alla piaga dello spreco del cibo, il sostegno diffuso e quotidiano contro la povertà alimentare, il grande impegno delle varie forme di volontariato, la capacità logistica, organizzativa e di presenza sul territorio dei nostri magazzini e ancora la professionalità nella conservazione e gestione degli alimenti. Tutti fatti in cui davvero da anni cerchiamo di dare il meglio di noi. Ma nessuna di queste definizioni mette esplicitamente al centro il “vero perchè” della vita del Banco Alimentare. Forse noi ben lo sappiamo e lo diamo già per scontato; ma ancora più chiaramente ce lo ha ricordato Papa Francesco, nella emozionante udienza del 3 ottobre 2015. Condividendo la necessità del pane quotidiano, voi incontrate ogni giorno centinaia di persone. Non dimenticate che sono persone, non numeri, ciascuno con il suo fardello di dolore che a volte sembra impossibile da portare. Tenendo sempre presente questo, saprete guardarli in faccia, guardarli negli occhi, stringere loro la mano, scorgere in essi la carne di Cristo e aiutarli anche a riconquistare la loro dignità e a rimettersi in piedi..”

Questa riflessione, spesso ripresa in mano, ci ha indotto a dedicare più attenzione proprio alle persone. Così abbiamo deciso di tentare di dire meglio “chi siamo”, di comunicare più chiaramente quale sia la nostra identità, di raccontare il nostro cammino operoso attraverso le persone, tutte le persone, quelle che aiutano e quelle che sono aiutate, quelle che incontriamo direttamente e quelle di cui altri, lavorando con noi, ci vogliono raccontare la storia. Ecco quindi l’idea di poter descrivere questa rete così viva attraverso le storie del brulicante mondo di persone, famiglie, ragazzi e anziani, operatori, studenti e pensionati, insomma, “il popolo del Banco Alimentare”.

Non abbiamo certo la pretesa di “raccontare tutto” ma vogliamo aprire una strada che ha lo scopo, lo abbiamo detto, di sapere meglio “che cosa è il Banco Alimentare”, facendolo descrivere dalla viva voce di chi ci ha incontrato, di chi ci vede all’opera, di coloro che hanno partecipato alla Colletta, di chi lavora con noi, ogni giorno. Tra questi vorremmo ascoltare e condividere soprattutto la voce di chi ha guardato, anche solo un istante, alla sua vita, provocato da una piccola occasione di un bene donato o ricevuto, forse solo un piccolo gesto, uno sguardo, una nuova amicizia; egli ha cominciato a ripensare anche a sé in modo diverso e colmo di maggiore speranza.

Ci siamo anche chiesti se questa prospettiva saprà dire esattamente chi siamo e che cosa sia la Rete Banco Alimentare. Forse la rappresentazione che si leggerà potrà non essere precisa “tecnicamente”, richiederà informazioni aggiuntive ma certamente saprà trasmettere meglio come leggere poi i fatti, i numeri, i processi operativi, i risultati che riguardano la nostra attività, il lavoro che stiamo facendo. Noi tutti, anche i più vecchi del Banco Alimentare, vorremmo essere sempre più attenti a questa nostra identità, descritta da azioni e risultati ma anche dalle persone incontrate e vorremmo sempre meglio saper comunicare questa esperienza a chi ci chiede “perché lo fate?”. La risposta più vera forse non sta nel nostro dire ma nelle voci delle persone che in questa lunga avventura abbiamo incontrato e ancora incontreremo, se Dio vorrà.