Mi chiamo Ceres Nicoletta sono stata una detenuta per un lungo periodo negli ultimi due anni sono stata detenuta nel carcere di Taranto dove mi e stata data l’opportunità di partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, tra tante detenute hanno scelto me. È stata un’esperienza indimenticabile non potrò dimenticare mai uno di quei giorni.

Mi sembrava di vivere in una favola, per un giorno intero non avrei sentito rumori di chiavi e di cancelli che si chiudevano alle mie spalle ma avrei passato una giornata come una persona normale.

Ricordo che durante la giornata stavo all’uscita per raccogliere i sacchetti della spesa dalla gente e ad un certo punto uno dei volontari si è avvicinato chiedendomi: “Tu da quale Parrocchia vieni?” Non sapevo che dire, la mia non era proprio una parrocchia. Ma non volevo mentire, così mi son fatta coraggio e avvicinandomi gli ho sussurrato all’orecchio che ero una detenuta del carcere di Taranto in permesso.

Lui mi ha sorriso e mi ha abbracciata ed io mi sono sentita accolta guardata come una persona e non come una detenuta. Voi forse non potete immaginare cosa significhi, per chi come me ha sbagliato nella vita che ha fatto del male, passare una giornata intera a fare del bene e incontrare gente straordinaria che lo fa con te.

Alcuni giorni dopo la colletta ho ottenuto un altro permesso per partecipare alla consegna di una parte degli alimenti raccolti nell’istituto penitenziario di Taranto per la mensa dei poveri. Ricordo che il parroco disse ai volontari che mi tenevano in consegna, di farmi mangiare qualcosa prima di rientrare in carcere. Io pensavo che avrei pranzato da sola invece quando sono entrata in mensa c’era una tavolata enorme e abbiamo pranzato tutti insieme. Ricordo di aver mangiato le pennette con le melanzane e mi e sembrata la pasta più buona che abbia mai mangiato non solo per il sapore del sugo ma a rendere speciale quel pasto e stato il calore immenso che mi ha trasmesso tutta quella gente, mi hanno fatto sentire parte di una grande famiglia. Ricordo che dopo il pranzo abbiamo pregato tutti insieme e ringraziato il Signore per tutto quello che in quel giorno ci aveva donato.

Al mio rientro in cella purtroppo ahimè ho risentito quel rumore di chiavi e di cancelli che si chiudevano alle mie spalle lasciando fuori il mondo e aprendosi su una realtà carceraria che molte volte spinge ogni detenuto a tirare fuori il peggio di se. La mia esperienza però è stata una vittoria perché tutto il calore che ho ricevuto mi ha dato la forza ed il coraggio di andare avanti.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti per avermi dato quell’opportunità. Ho conosciuto persone straordinarie che tutti i giorni con il loro impegno portano avanti questo progetto. Oggi sono una donna libera.

Grazie di cuore a tutti.