Tra vent’anni Rebecca sorriderà ancora. Come sorride oggi che ha vent’anni. Rebecca è una ragazza rom, la sua storia potrebbe riempire le pagine di un romanzo. Ma è tutta roba vera. A sei anni lascia la Romania con la sua famiglia e inizia un lungo e drammatico pellegrinaggio in giro per il mondo; dal Brasile, alla Spagna, dalla Francia all’Italia. Prima a Genova, poi in Basilicata ed anche a Napoli. Da tutti questi luoghi devono fuggire. Cercano un posto dove stare, dove vivere, dove mettere radici. Incontrano odio, disprezzo, cattiveria, pregiudizio. A quell’età Rebecca conosce cose che un bambino non dovrebbe guardare nemmeno nei peggiori incubi. Scappare e basta, questo sembra essere il loro destino. Poi sette anni fa l’arrivo a Milano e qualcosa cambia. La prima notte dormono in macchina, sotto un ponte e di quella prima volta Rebecca ricorda le stelle che vide nel cielo. Le stelle nel cielo di Milano, roba che noi che ci viviamo, nemmeno sappiamo che esistono.

Ma qualcosa inizia; una casa senza riscaldamento e senza finestre ma soprattutto la scuola. Rebecca si iscrive in un liceo artistico, grazie alla lungimiranza di un preside e di alcuni insegnanti. Già perché Rebecca ha una passione: dipingere. Per lei i colori sono parole e l’arte “come una preghiera che ti fa superare le difficoltà della vita”. In un piccolo libro racconta la sua storia attraverso il racconto di quel suo lungo pellegrinaggio e i suoi disegni. In uno di questi c’è disegnato il suo volto ed una lacrima che scende. Dentro la lacrima c’è lei con la sua famiglia ed una baracca che va a fuoco.

Vi chiederete che cosa centra il Banco Alimentare con Rebecca. Tantissimo perché ad un certo punto della storia si sono incontrati. Una mattina sui corridoi della scuola una professoressa con cui è diventata amica, le chiede se avesse bisogno qualcosa. Rebecca risponde semplicemente: “Prof, abbiamo fame”. E così da allora, tutti i mesi gli amici del Banco di Solidarietà le portano il pacco con gli alimenti. Per la sua famiglia una boccata d’ossigeno ma soprattutto la sensazione di non essere più soli. Rebecca ad ogni appuntamento è lì che li aspetta sotto casa e accoglie quegli amici con quel sorriso abbagliante. La sua gratitudine è tanto evidente, quanto sincera. Sono passati anni ma ogni volta dice semplicemente: “Grazie perché non vi dimenticate di noi”.

Oggi Rebecca è riuscita ad ottenere la maturità. Continua a dipingere e a vendere i suoi quadri sui Navigli. Sono ancora tanti a guardarla con odio, ma lei non si perde d’animo. Dice cose che aprono il cuore: “Quando inizio un’opera, desidero che il mio lavoro tolga un po’ di sofferenza al mondo. Dipingo gli episodi tristi che avvengono intorno a noi e colpiscono i poveri, perché sogno che non accadano mai più. Dipingo mondi fantastici, in cui gli esseri umani la natura vivono d’amore e d’accordo. Desidero raccontare alla gente la bellezza del vivere insieme senza differenze, senza odio, in pace”. Così continua a dipingere e intanto suona il violino. Non tutto è diventato buono. “Io ho cominciato a raccontare la mia vita, la mia esperienza e alcuni hanno capito e si sono interessati e adesso sono miei amici. Altri invece non vogliono ascoltare e questo mi fa soffrire”. Ormai Milano è diventata la sua città. Se le chiedi, cosa ti piace di Milano”. “Mi piace il cielo. Lo so che non lo dice nessuno, ma verso le 11 guardo il cielo e sono contenta perché vedo le stelle”. E così capita anche a noi, tutte le volte che la incontriamo, di alzare lo sguardo in alto e di guardare il cielo di Milano.