La catena della carità ai tempi del Coronavirus

In un periodo storico molto particolare e strano per tanti di noi, ho ricevuto un regalo. Ad una settimana dalla “chiusura” dell’Italia, mi arriva un sms di un amico che mi segnala l’iniziativa del Comune di Genova (dove sono nato e risiedo) volta a favorire il recapito della spesa a casa tramite l’impiego di giovani volontari genovesi.

 

Subito il desiderio di contribuire mi spinge ad informarmi per capire come poter aiutare al meglio chi ha più bisogno in questo momento. E, mentre capivo la richiesta del Comune, mi sono venuti in mente gli amici del Banco Alimentare (da quando sono bambino aiuto soprattutto nella giornata della Colletta Alimentare, ma ho sempre avuto a mente questa grande opera) e mi sono chiesto se, in un periodo critico come questo, i poveri (che, ovviamente, in questa situazione tenderanno a crescere) non avessero sempre più bisogno. Mi decido e chiamo il Presidente del Banco ligure che, confermando l’ipotesi che mi ero fatto, mi dice che in quel momento i volontari erano pochi (o, forse, non c’erano proprio), perché la maggior parte di coloro che ogni giorno dell’anno aiutano questa attività sono per lo più pensionati, che, essendo over 65, sono stati obbligati a rimanere a casa.

 

Mi decido e lascio la mia disponibilità. Il primo giorno da volontario giungo al magazzino (attraversando una città deserta) e mi metto a disposizione del magazziniere Andrea che mi guida nelle attività che devo fare: cataloghiamo nuovi pallet di alimenti, riceviamo enti che vengono a ritirare alimenti e sistemiamo il magazzino. Subito rimango colpito dalle persone che da tutte le parti della Liguria arrivano al Banco per prendere alimenti da portare ai loro assistiti: la cura e l’attenzione verso coloro che aiutano è resa evidente anche dalle loro richieste (“guardi ho diverse famiglie, se mi dà una scatola in più riesco a dare un uovo di Pasqua a tutte le famiglie che assistiamo”) e, forse più semplicemente, dallo loro presenza lì in quel momento particolare.

 

Torno la settimana successiva, entro nel magazzino e mi blocco esclamando “ma qui è cambiato tutto!”. Mi rendo conto che tutto quello che avevamo sistemato la settimana prima è stato rivoluzionato, che in una settimana (o meglio in soli quattro giorni lavorativi) nel magazzino cambia tutto: questo significa che in quei quattro giorni ci sono stati molti enti che sono venuti a prendere gli alimenti e, aspetto che mi ha ulteriormente stupito, molti altri che hanno donato al Banco. Infatti mi viene raccontato di imprese che hanno regalato tutto quello che avevano in magazzino e che non riuscivano a vendere, della Costa Crociere che ha donato un “TIR” di alimenti che erano stati acquisitati per le crociere programmate e che, evidentemente, per la situazione sono state annullate, o, ancora, dell’iniziativa di diverse associazioni che hanno deciso di acquistare alimenti da destinare direttamente al Banco.

 

E, durante la giornata, arrivano ancora più enti a ritirare alimenti: il carcere (per coloro, tra i carcerati, che sono più poveri), il mio pediatra (fondatore di una grande opera di accoglienza delle famiglie e dei bambini ricoverati al Gaslini, che ha ritirato bevande, dolci e uova di Pasqua per tutti i bambini che loro assistono) o un muratore con il suo furgone (quando l’ente ha bisogno di rifornirsi di alimenti lo chiama e, visto che lui per lavoro ha un furgone, con una grande gratuità parte da casa sua situata nella provincia, arriva al Banco, carica tutto e lo scarica presso l’ente situato in centro città).

Continuo ad andare e, di settimana in settimana, anche i volontari crescono: racconto agli amici quello che ho visto e alcuni subito, altri dopo qualche giorno, mi chiedono “ma come faccio a venire anche io?”. Adesso siamo in diversi a dare il nostro tempo per l’opera del Banco.

 

Siamo anelli di una catena di carità: noi volontari in mezzo ai donatori di alimenti (che nonostante la crisi ci sono e, anzi, crescono) e ai responsabili degli enti che, nel loro tempo libero vengono e ritirano gli alimenti per i loro assistiti. Una catena di bene, di cui noi siamo solo un piccolo anello: è un gran regalo poter vedere, in un momento come questo, in cui a volte sembra prevalere il lamento, la ricerca di un responsabile o comunque l’individualismo, che vi sia, che esista, un bene, una gratuità che giorno dopo giorno si rigenera. E ognuno con il suo piccolo o grande gesto di gratuità è parte di questa catena di carità che rappresenta l’opera del Banco.

 

Infine tutti coloro che passano dal Banco hanno una faccia particolare: sono tutti sorridenti e lo si vede dagli occhi (abbiamo tutti la mascherina) e dalla disponibilità nel fare quanto richiesto. Si conferma quanto già visto in altre esperienze, ossia che “fare del bene, fa bene”.

Grazie!

 

Genova, 26 aprile 2020                                                                                            

 

Simone Frega

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