Quaderni della ricerca sociale 3 - Povertà ed esclusione sociale - L'Italia nel contesto comunitario 2010

 

Il 2010 è un anno significativo per l’attenzione che opinione pubblica, società civile, media e policy maker rivolgeranno alle politiche di contrasto alla povertà. Indubbiamente, la ragione principale è che le grandi economie sviluppate devono ancora far fronte alle conseguenze sociali della più grave crisi economico-finanziaria degli ultimi decenni. Ma questo è un anno speciale anche perché l’Unione Europea lo ha dichiarato “Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale”. La decisione era stata presa prima della crisi, ma questa ricorrenza assume evidentemente un significato speciale se sarà in grado proprio in questo anno, come auspicato dal livello più alto delle istituzioni europee, di rinnovare l’impegno e la partecipazione di tutti nel contrasto alle più gravi forme di esclusione che ancora caratterizzano le nostre società.

Un primo impegno i capi di Stato e di Governo della UE lo hanno già preso con l’adozione della nuova Strategia EU2020, l’ambiziosa strategia che segue quella adottata a Lisbona 10 anni fa e che focalizzerà l’attenzione del coordinamento comunitario nel prossimo decennio negli ambiti delle politiche economiche, occupazionali e sociali. La Strategia, appena adottata dal Consiglio Europeo di giugno, ha rimesso al centro dell’attenzione politica proprio la riduzione della povertà e la promozione dell’inclusione sociale, considerata uno dei cinque target dell’intera strategia, accanto all’incremento dell’occupazione, degli investimenti in ricerca e sviluppo, dei livelli di istruzione e alla riduzione delle emissioni dei gas serra. La povertà è anche oggetto di una delle cosiddette flagship initiatives, sorta di progetti speciali lanciati dalla Commissione Europea per il decennio che viene nell’attuazione della Strategia.

Neanche la Strategia di Lisbona si era spinta a tanto, pur essendo originariamente fondata sulla considerazione che politiche economiche, occupazionali e sociali debbono rinforzarsi vicendevolmente e che la ricerca della maggiore coesione sociale in una società economicamente competitiva e innovativa va considerata alla base del modello sociale europeo. Anzi, la “rifocalizzazione” su crescita e occupazione a metà percorso, nel 2005, aveva in qualche modo relegato a coordinamento settoriale quel complesso di attività, messe in campo dai paesi europei nel condividere le strategie di inclusione sociale, codificate nel cosiddetto metodo di coordinamento aperto.

Proprio nell’ambito di tale coordinamento settoriale, comunque, grossi passi avanti sono stati fatti nello scorso decennio con l’obiettivo di definire un set comunitario di indicatori per misurare i progressi nei paesi membri in maniera comparata. Già nel dicembre 2001 il Consiglio Europeo di Laeken adottò una lista di indicatori volti a definire la situazione di povertà ed esclusione sociale. Il Comitato di protezione sociale e il suo Sottogruppo indicatori hanno continuato a lavorare sulla lista originariamente prodotta, riflettendo anche i cambiamenti intervenuti nel coordinamento sociale e in particolare l’allargamento all’area della protezione sociale. Oggi vi è un complesso insieme di indicatori comuni in base al quale effettuare il monitoraggio degli effetti delle politiche di welfare nei paesi UE, suddivisi per liste tematiche - povertà ed esclusione sociale, pensioni, cure sanitarie e a lungo termine – e in una lista di carattere generale, cosiddetta overarching, che le “abbraccia” tutte e le lega con gli obiettivi principali della trascorsa Strategia di Lisbona rifocalizzata, e cioè con la performance dei paesi in materia di crescita economica e occupazione.

Il quadro di indicatori che andava consolidandosi dovrà però essere rivisto alla luce della recente decisione del Consiglio Europeo di giugno – supportata dai lavori tecnici del Comitato di protezione sociale e del Sottogruppo Indicatori e fatta propria dal Consiglio dei Ministri del lavoro e degli affari sociali della UE – che ha identificato tre diversi indicatori come oggetto del target sulla riduzione della esclusione sociale nella UE nel prossimo decennio, uno solo dei quali – quello del rischio di povertà relativa – coincidente con le definizioni già adottate. Il mandato ricevuto è peraltro quello di continuare a lavorare – in particolare nelle aree della povertà assoluta e della deprivazione, da un lato, e dell’esclusione sociale legata al mercato del lavoro, dall’altro – anche al fine di eventualmente rivedere il target in itinere. Inoltre, lo stesso processo di coordinamento settoriale dovrà essere rivisto e razionalizzato – non è ancora chiaro come – alle luce delle recenti decisioni con ovvie conseguenze sugli indicatori usati nel monitoraggio.

Questo rapporto intende fare il punto sulla situazione sociale della UE all’avvio della nuova strategia, ponendo l’analisi nazionale nel contesto comunitario e portando un piccolo contributo alla diffusione della conoscenza in questo Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. In apertura, forse per la prima volta nel nostro paese e non solo, i tre indicatori recentemente oggetto della decisione del Consiglio relativamente al target sulla povertà e l’esclusione sociale, saranno analizzati in dettaglio. Successivamente saranno presentati per aree tematiche – povertà, mercato del lavoro, protezione sociale – gli indicatori concordati nell’ambito del metodo di coordinamento aperto per l’inclusione e la protezione sociale, prestando particolare attenzione a quelli più direttamente riferibili alle dimensioni di esclusione sociale.

Questo lavoro è a cura di Caterina Gallina e Raffaele Tangorra, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ringraziano Giuliana Coccia per i preziosi suggerimenti. Raffaele Tangorra è stato rappresentante italiano in seno al Sottogruppo indicatori fin dalla sua costituzione nel 2001 e dal 2007 è membro del Comitato di protezione sociale, per conto del quale ha presieduto una Task-force che ha prodotto nell’ultimo anno il rapporto Job, growth and social progress. Caterina Gallina ha collaborato per anni alla redazione del Rapporto di monitoraggio sulle politiche occupazionali e del lavoro del Ministero e dal 2009 coadiuva Giuliana Coccia come rappresentante italiana nel Sottogruppo indicatori.

Fonte: ISTAT

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