Colletta Alimentare in Campania

«Se l’origine (di quello che facciamo) è una gratitudine infinita
che deborda dalla nostra persona, allora quello che facciamo 
sarà apparentemente lo stesso, ma il significato – la densità – 
che porterà con sé sarà totalmente diverso».
Don Julián Carrón 

 

Con questa gratitudine debordante sentiamo di dire a ciascuno di voi: GRAZIE.

Questa gratitudine è la nostra ricchezza.

Perché, come abbiamo ripetuto in questi giorni, chi dona non si impoverisce mai.

Una gratitudine che non è frutto dell’esito positivo ed inaspettato di quanto abbiamo raccolto. Abbiamo superato le 300 tonnellate in Campania. Un risultato inseguito da tempo e finalmente quest’anno raggiunto. Ma una gratitudine frutto dello spettacolo che abbiamo visto davanti ai nostri occhi.

 

Grazie a tutti coloro che hanno detto il loro si a questa grande proposta. A chi c’è stato con semplicità, con il cuore. Grazie a quelli che hanno donato tempo, forza, passione, energia. Grazie a chi ha deciso di condividere anche il poco che aveva. Perché anche il poco può sempre essere condiviso. Grazie a chi ha chiesto e ha sorriso di fronte a un rifiuto. A chi ha riempito e spostato scatoloni. A chi ha scaricato camion fino a tarda notte. A questo popolo vivo. Un popolo dei piccoli gesti. Dalla grande speranza. Migliaia e migliaia di persone. Persone. Non numeri. Ciascuna con il suo volto e con la sua storia. E questo è davvero il tempo della persona.

 

«Quando infatti la morsa di una società avversa si stringe attorno a noi fino a minacciare la vivacità di una nostra espressione e quando una egemonia culturale e sociale tende a penetrare il cuore, aizzando le già naturali incertezze, allora è venuto il tempo della persona». Don Luigi Giussani

 

 

 

 

 

 

«Questo povero grida e il Signore lo ascolta»

Queste parole diventano anche le nostre nel momento in cui siamo chiamati a incontrare le diverse condizioni di sofferenza ed emarginazione in cui vivono tanti fratelli e sorelle che siamo abituati a designare con il termine generico di “poveri”.

La condizione di povertà non si esaurisce in una parola, ma diventa un grido che attraversa i cieli e raggiunge Dio. Che cosa esprime il grido del povero se non la sua sofferenza e solitudine, la sua delusione e speranza?

Possiamo chiederci: come mai questo grido, che sale fino al cospetto di Dio, non riesce ad arrivare alle nostre orecchie e ci lascia indifferenti e impassibili? In una Giornata come questa, siamo chiamati a un serio esame di coscienza per capire se siamo davvero capaci di ascoltare i poveri. E’ il silenzio dell’ascolto ciò di cui abbiamo bisogno per riconoscere la loro voce. Se parliamo troppo noi, non riusciremo ad ascoltare loro.

Spesso, ho timore che tante iniziative pur meritevoli e necessarie, siano rivolte più a compiacere noi stessi che a recepire davvero il grido del povero. Si è talmente intrappolati in una cultura che obbliga a guardarsi allo specchio e ad accudire oltremisura sé stessi, da ritenere che un gesto di altruismo possa bastare a rendere soddisfatti, senza lasciarsi compromettere direttamente.

La Giornata Mondiale dei Poveri intende essere una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello e di una sorella. Non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido.

E’ per me motivo di commozione sapere che tanti poveri si sono identificati con Bartimeo. Il cieco Bartimeo «sedeva lungo la strada a mendicare» e avendo sentito che passava Gesù «cominciò a gridare». «Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte». Il Figlio di Dio ascoltò il suo grido: «“Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Che io veda di nuovo!”». Bartimeo è un povero che si ritrova privo di capacità fondamentali, quali il vedere e il lavorare. Come Bartimeo, quanti poveri sono oggi al bordo della strada e cercano un senso alla loro condizione! Attendono che qualcuno si avvicini loro e dica: «Coraggio!Alzati».

Per superare l’opprimente condizione di povertà, è necessario che essi percepiscano la presenza dei fratelli e delle sorelle che si preoccupano di loro e che, aprendo la porta del cuore e della vita, li fanno sentire amici e familiari.

Davanti ai poveri non si tratta di giocare per avere il primato di intervento. Non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto.

Qui si comprende quanto sia distante il nostro modo di vivere da quello del mondo, che loda, insegue e imita coloro che hanno potere e ricchezza, mentre emargina i poveri e li considera uno scarto e una vergogna.

I poveri ci aiutano a scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo. Non lasciamo cadere nel vuoto questa opportunità di grazia. Sentiamoci tutti, in questo giorno, debitori nei loro confronti, perché tendendo reciprocamente le mani l’uno verso l’altro, si realizzi l’incontro che sostiene la fede, rende fattiva la carità e abilita la speranza a proseguire sicura nel cammino verso il Signore che viene.

Messaggio di Papa Francesco per la Seconda Giornata Mondiale dei Poveri