Michele, dopo 25 anni la stessa indomita gioia

“Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”. Questo proverbio africano mi è venuto in mente ascoltando il racconto della prima Colletta Alimentare fatta, 25 anni fa, da Michele Cardinale.

“Era una giornata piovosa ed eravamo nel parcheggio dell’IperCoop di Foggia; con me c’erano Gianluca, l’attuale direttore del Banco Alimentare della Daunia, ed altri amici. All’epoca a Foggia non c’era ancora la sede del Banco Alimentare, per cui a fine giornata spedivamo tutto a Taranto”, narra Michele mentre i suoi occhi si riempiono di ricordi e corrono indietro nel tempo, a quando aveva 27 anni e un entusiasmo immenso: “Eravamo come tante formichine impegnate a raccogliere cibo per chi ne aveva bisogno”.

Oggi Michele ha 52 anni, qualche problemino alla schiena e la stessa irrefrenabile gioia nel compiere il ‘gesto’ che, ne è convinto, riserva sempre bellissime sorprese.

Dopo la prima volta Michele non ha mai smesso, ad eccezione di alcuni anni durante i quali ha vissuto a Seattle per lavoro. Quasi sempre è stato responsabile del punto vendita durante la Colletta Alimentare e non ha mai perso occasione per coinvolgere la sua famiglia, la moglie e i tre figli. Per un periodo è stato membro del direttivo del Banco Alimentare della Daunia e non nasconde che sta pensando di tornare a farne parte.

È fermamente convinto che la Colletta sia una grande opportunità per il territorio e per chi sceglie di viverla in prima persona. “Anche se non risolve il problema della povertà alimentare è un aiuto grandioso non solo per chi vive il bisogno, ma anche per sé stessi, perché offre la possibilità di toccare l’umano da vicino, con tutte le sue problematiche. Quando si fa la Colletta si entra in contatto con le persone, ci si racconta. Quante volte, porgendo il volantino ho sentito dire: «Io sono più povero degli altri, dovreste dare voi a me». Molto spesso, però, quella stessa persona è tornata con un pacco di pasta e un timido sguardo complice”. Ed è proprio in quei momenti che Michele ha provato una grande gratitudine, perché quello che conta, più delle tonnellate di alimenti raccolti, è la gioia di mettersi a disposizione degli altri, il riuscire a superare barriere e pregiudizi.

La Colletta, dunque, come gesto spontaneo, non legato alla quantità ma alla consapevolezza che ognuno può farlo, ognuno può dare un contributo in assoluta libertà.

“Poi ci sono anche gli scettici, i dubbiosi, quelli che rischiano di fermarsi al pregiudizio”, afferma Michele, che aggiunge: “Da quando abbiamo a Foggia la sede del Banco Alimentare tutto è più semplice perché li invitiamo a visitare il capannone per vedere con i loro occhi e capire come funziona il tutto. Quelli che accettano l’invito restano meravigliati e, molto spesso, diventano sostenitori attivi”.

Ed è così che una nuova formichina si aggiunge alle altre, condividendo la missione di aiutare con gioia chi è in difficoltà.

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