L'EDITORIALE n. 6

Una pettorina gialla dal Papa

di Andrea Giussani

Un curioso gruppo di persone, fuori dal colonnato della piazza san Pietro, uno di loro esibisce un cappello con la penna d’alpino, l’altro rivaleggia portando un cappello con le piume del bersagliere. E poi qualche signora piuttosto anzianotta e malferma sulle gambe, alcuni giovani, ragazzi e ragazze.

Una cosa sola li accomuna, una pettorina gialla con scritto “volontario”. Quelli della Colletta Alimentare, tutti insieme, vanno dal Papa a dirgli che, sabato, loro e migliaia di altri “ amici per un giorno” proveranno a proporre, insieme, alla gente la gioia di guardare in faccia chi ha bisogno per riscoprire la propria umanità e il proprio desiderio di “fare qualche cosa” subito.

“Vi ringrazio per tutto quello che fate, vi sono grato per quello che fate per i poveri”, così ha detto loro Papa Francesco, non un discorsone, una semplice constatazione ed un grazie. Ma il desiderio di essere sempre in azione, di provare a fare del bene più che non di parlarne, ha poi mosso il gruppetto a uscire dalla piazza, illuminata da un sole splendido quanto inatteso, e di infilarsi in una magazzino, quello della Elemosineria, quello in cui si opera per “i poveri del Papa “. E qui gomito a gomito con questa straordinaria figura di “cardinale/magazziniere” scaricano due furgoni di alimenti. Il cardinale K si presenta come don Corrado, porta un giubbotto griffato Decathlon; lui schiva i convegni sulla povertà ma conosce per nome moltissimi poveri che albergano sotto il colonnato e sa pilotare con incredibile maestria i transpallet, per accatastare e poi distribuire cibo. L’alpino ed il bersagliere si sono tolti i loro cappelli per lavorare meglio; i volontari meno giovani nascondono gli acciacchi ed i dolori di schiena per non stare troppo indietro rispetto al ritmo del porporato “capo magazzino”. Poi reciprocamente tutti si scambiano un grande grazie. Grazie di esserci conosciuti, grazie di esserci aiutati. A tutti loro è sembrato di aver vissuto qualche ora eccezionale, come il cielo più azzurro di Roma, fatta di un semplice, ordinario incontro di umanità: quello di una Chiesa con un Papa che richiama continuamente lo sguardo della persona povera e di un cardinale che ci insegna quotidianamente l’incontro con loro e con la realtà.

Con questi volti negli occhi, i volontari affrontano ancora una volta la ventiduesima Giornata della Colletta Alimentare, la solita, ordinaria, ricorrentepp Colletta, desiderosi di “fare qualcosa per i poveri”, cioè di raccogliere più e più tonnellate di cibo, ma anche di saper imballare, pesare, accatastare scatoloni e intanto guardare con riconoscenza l’amico con cui stai facendo il turno e il passante a cui, con fatica e pudore, proponi coraggiosamente di guardare oltre il suo naso, indichi una possibilità di saper vedere tutta la realtà in cui vive, anche quella della povertà, diventata ordinaria nelle nostre città. Condividere il bisogno per condividere il senso della vita.

 

 

 

L'EDITORIALE n. 5

Il dati ISTAT sulla povertà 2017, in Italia spaventano, ma non scoraggiano. Tutti possiamo fare qualcosa.

di Andrea Giussani

“I dati ISTAT, sulla povertà 2017, in Italia spaventano, ma non scoraggiano. Tutti possiamo fare qualcosa." 

La povertà assoluta colpisce nel 2017 oltre 5 milioni di individui, superando di molto il dato rilevato nel 2016. Il 10,3% delle famiglie non riesce più a soddisfare i minimi bisogni di sopravvivenza, senza ricorrere continuativamente ad aiuti; l’anno prima era l’8,3% delle famiglie del nostro paese.

In tempi in cui si annuncia con ottimismo la “timida fine della crisi”, un così netto peggioramento degli indicatori di povertà è un preoccupante e drammatico richiamo alla realtà.

Per certo, le categorie e le aree più deboli non vedono inversioni di tendenza, e i primi interventi di sostegno al reddito non sono ancora riusciti ad incidere su un numero significativo di famiglie. Forse tra i poveri ci sono anche i più poveri.

La Rete di Banco Alimentare è presente in tutta Italia; per questo è attenta a cogliere i segnali, soprattutto quando sono così gravi e così diffusi in tutto il Paese.

La nostra attività di sostegno a circa 8.000 Strutture Caritative, tramite la consegna di alimenti recuperati e donati, conferma nella propria esperienza quotidiana queste statistiche. In particolare quelle che riguardano l’impennata delle percentuali di indigenti al Sud e nelle aree metropolitane del Nord.

Come ci interroga questa odierna informazione?

La prima reazione di Banco Alimentare è misurabile dagli attuali sforzi nel recupero delle eccedenze alimentari: questa attività sta producendo risultati in continua crescita. Aggiungerei però che questi numeri allarmanti devono indurre sempre di più gli operatori della filiera alimentare ad aprirsi a progetti di recupero eccedenze, fondamentali e preziose per chi non ha il necessario. Inoltre, Banco Alimentare è chiamato sempre più spesso a partecipare a progetti che mettano al centro la gravissima piaga della povertà alimentare nei minori, in condizione di vera fame (per ISTAT sono 1,2 milioni). Alla emergenza dei giovani in cerca di lavoro, condizione minima per agire nella società, si aggiunge in tutta evidenza lo scandalo dei minori, il nostro futuro, per i quali non è nemmeno disponibile una minima, sana e dignitosa alimentazione. Siamo sempre “in campagna” reclutamento, alla continua ricerca di partner privati, aziende soprattutto alimentari, da coinvolgere in queste iniziative.

Ci preme molto sottolineare un’altra richiesta: rinnoviamo in modo deciso alle Amministrazioni Pubbliche l’appello per una veloce e coraggiosa applicazione degli incentivi e facilitazioni indicati dalla legge 166/2016, in modo da favorire e promuovere una sempre crescente cultura del recupero del cibo, salvandolo dalla distruzione.

Infine, riaffermiamo che tutto il Terzo Settore è incessantemente mobilitato nel lavoro e nell’intervento, secondo le proprie specificità. Moltissimi sono i progetti e le attività a cui noi partecipiamo con numerosi altri partner e realtà associative: ognuno sta facendo la sua parte, con grande impegno comune.

Ma l’enorme massa di indigenti e questo generoso brulicare di operatori della solidarietà pongono anche agli attori della politica una pressante richiesta: che al di là delle promesse, talvolta vane, si impegnino in misure di intervento urgenti, sostenibili e decisive, ad esempio portando a termine velocemente e con coraggio processi già avviati, ma mai proseguiti. Vari organismi e tavoli del Terzo Settore hanno già avanzato richieste, proposte e progetti agli amministratori competenti. Attendiamo tutti risposte concrete e immediate, passando da temi utili a una facile cattura del consenso a interventi sostenibili, costruiti con il confronto franco con chi opera quotidianamente sul campo.

Intanto, come molti altri operatori, Banco Alimentare non si sottrae alla responsabilità cui tutti siamo chiamati. Siamo pronti ad incrementare gli sforzi, tenendo sempre presente il richiamo di Papa Francesco: i poveri non sono numeri ma Persone, volti, dignità da riconoscere, angosce da incontrare. E vogliamo andare loro incontro insieme a tutti i nostri partner di oggi, di domani e insieme alle Strutture Caritative convenzionate. Oggi più di ieri siamo consapevoli che di fronte alla sfida posta dalle condizioni inumane di tantissimi, possiamo fare qualche cosa subito, ma soprattutto insieme.

Milano, 28 giugno 2018

L'EDITORIALE n. 4

Più idee e più coraggio per 18 milioni a un passo dalla povertà

di Andrea Giussani

È stato un anno molto ricco per il Banco Alimentare, abbiamo distribuito e stiamo ancora distribuendo fino a 87.000 tonnellate di cibo. Siamo stati impegnati a scoprire nuove e più complesse modalità di lotta allo spreco,  recuperando alimenti di più difficile conservazione e trasporto, come avete letto in questa pagine e nelle precedenti edizioni. Abbiamo accresciuto la collaborazione con le aziende della filiera alimentare e con le Strutture Caritative sul territorio. I numeri dicono molto ma ancora di più la energia e la consapevolezza gioiosa dei volontari e di tutti i nostri partner. Ma diamo un’occhiata proprio ai numeri.

Le statistiche ci testimoniano impietosamente quanto la povertà, nel nostro Paese, continui ad essere una emergenza inesorabile. Aumenta ancora il numero di persone in stato di povertà assoluta ma aumenta anche la percentuale di famiglie che rischiano di sprofondare nell’indigenza. L’Istat certifica che il 30% delle persone residenti in Italia “è a rischio di povertà e di esclusione sociale”. Individui ma anche quanti vivono in famiglie gravemente in difficoltà o con gravi problemi lavorativi. L’Istat comunica che nel 2016 sono oltre 18 milioni le persone a “rischio povertà o esclusione sociale”, il 30% della popolazione italiana rispetto al 28,7% del 2015.
Una cifra che spaventa, soprattutto se la si raffronta con una situazione economica che sembra indicare una lenta ma progressiva uscita dalla crisi. Cresce il reddito disponibile ed il potere d’acquisto delle famiglie, ma cresce esponenzialmente il rischio povertà. Ciò significa che aumenta la forbice tra i più benestanti e i più poveri. Milioni di persone, di uomini, donne, di minori, rischiano di restare troppo indietro, di essere tagliate fuori. C’è quasi l’impressione che, per uscire dalla crisi economica, alcuni debbano pagare un prezzo, quello di essere dimenticati, solo perché faticano più di altri a reggere il passo. Così, facilmente, nel nostro Paese, si diffonde un clima di sfiducia e di rabbia. Il Censis recentemente l’ha chiamata “L’Italia dei rancori”. Il Paese di tutti coloro che non credono più alla possibilità di riemergere, di risalire, che si abbandonano sfiduciati alla loro condizione, che non sperano più e quindi accumulano rancore nei confronti delle istituzioni. Eurostat ha certificato che l’Italia è il Paese europeo che ha più poveri in termini assoluti, milioni di persone che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena, a pagare l’affitto o le spese per la scuola dei figli. Oggi perdere il lavoro significa sprofondare in un tunnel buio, da cui è difficile riemergere. Non ci sono più reti di salvataggio, chi sprofonda si ritrova da solo.

Nel leggere tra le righe di questo quadro drammatico, si fa largo l’impressione che la lotta alla povertà e all’esclusione sociale non sia in cima alle preoccupazioni di chi ha il compito di guidare il Paese. Qualcosa è stato fatto, questo è sicuro. Il reddito di inclusione (REI) è un esempio. Ma può bastare? Evidentemente no. Ci vuole molto più coraggio e più idee. Occorre che la lotta alla povertà diventi la priorità di chiunque governi o si candidi a governare. Un Paese che lascia indietro milioni di persone, che non è capace di sostenerli per costruire con loro un futuro di speranza, è un Paese destinato a morire. Vorremmo che la lotta all’esclusione sociale entrasse prepotentemente nell’attuale confronto tra le forze politiche. Ci vogliono proposte, investimenti. Ci vuole molto più coraggio.

Di fronte a questo quadro, c’è però qualche cosa che rallegra e che dà speranza. In Italia c’è un popolo che non si arrende. La Colletta Alimentare del 26 novembre, che ha visto migliaia di persone davanti ai supermercati, ci sta consegnando centinaia di storie meravigliose. Di volontari che si sono messi in gioco, di persone che hanno donato quel che potevano con il sorriso, di famiglie che hanno ricevuto ed hanno ricominciato a sperare. Un popolo si è mosso silenziosamente ma ha fatto rumore; quel giorno chiunque ha potuto vedere con i propri occhi che tantissimi non si sono arresi all’idea sbagliata che la povertà sia un prezzo da pagare mentre è una responsabilità da assumersi. In nome di queste persone possiamo affermare che anche la politica deve guardare a tutto questo coinvolgimento e deve avere, come unico scopo, il bene delle gente che è chiamata a governare. Il Banco Alimentare non si ferma. Il nostro lavoro prosegue nel quotidiano rapporto con chi ha bisogno e nel tentativo di diminuire sempre di più gli sprechi. 

L'EDITORIALE n. 3

Il popolo della Colletta e "l'Italia dei rancori"

di Giuseppe Parma

Ci si può solo commuovere ripensando a quello che è accaduto sabato 25 novembre. Un’altra volta la Colletta Alimentare è stata uno spettacolo di carità. Un intero popolo si è mosso da nord a sud per un gesto di solidarietà e di condivisione, così come aveva chiesto Papa Francesco. Luoghi diversi, gente diversa, storie diverse. Dalle grandi metropoli, ai piccoli paesi terremotati, dalla ricca Lombardia, alla Sicilia. Centinaia di migliaia di volontari hanno riempito di sorrisi e di carità le strade e le piazze di questo Paese. Ovunque ci fosse un piccolo supermercato di periferia o un grande centro commerciale, quelle pettorine gialle hanno squarciato il velo dell’indifferenza. Altri milioni di italiani hanno risposto donando cibo; carrelli strabordanti di prodotti, o piccoli sacchetti con un chilo di pasta. In quella splendida giornata un fiume in piena di incontri, di storie particolari, di dolore che ha trovato ascolto, di solitudine che ha trovato compagnia.

È questo che sorprende più di tutto. Passano gli anni ma la Colletta resta il più grande gesto di carità in questa Italia tremante e paurosa. Basta viaggiare nei social per rendersi conto di quanto diversi tra loro siano i soggetti, le associazioni, gli uomini e le donne che hanno partecipato. Tutti mossi dallo stesso desiderio che la carità, così come ha auspicato Francesco, diventi uno stile di vita. Perché non può bastare, come ha detto il Papa una “buona pratica di volontariato. Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri, a guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza la solitudine”. Da oggi in avanti sarà questo abbraccio che continuerà il gesto della Colletta. Quel cibo raccolto sabato 25 novembre raggiungerà migliaia di poveri. Altri incontri, altre storie di amicizia, altri esempi di persone disperate che in un gesto di carità ritrovano la forza di risalire. Non si sentiranno più sole davanti alla drammatica battaglia della vita.

Nel Paese c’è una maggioranza rabbiosa. “L’Italia dei rancori” la chiama il Censis nella sua recente ricerca. In Italia cresce la produzione industriale, i consumi ricominciano a correre, eppure c’è una parte enorme della popolazione che guarda con invidia un ascensore sociale definitivamente rotto. Il Paese corre ma tanti, tantissimi restano indietro, non sperano più di risalire la scala sociale. Anzi, temono di scivolare sempre più in basso. E in questa Italia sempre più in preda alla paura di perdere quel pochissimo che si ha, cresce un’immigrazione che sprofonda ogni giorno di più nella marginalizzazione.

Di fronte a questa realtà fotografata dal Censis e così dolorosamente evidente nella realtà, ci si può arrendere considerandola quasi un effetto collaterale della crisi, oppure si può reagire, così come ha fatto il popolo della Colletta Alimentare. Il nostro grazie va a tutti loro. A chi ha chiesto e a chi ha donato. Il cammino prosegue insieme perché chi si è arreso alla paura e alle difficoltà, chi non ha nemmeno più la speranza, trovi un abbraccio che lo risollevi.

L'EDITORIALE n. 2

Non amiamo a parole ma con i fatti

di Andrea Giussani

Papa Francesco ha indetto la Giornata Mondiale dei Poveri (19 novembre) per richiamare i cristiani a mettere al centro della vita Gesù, Lui che ama i poveri e povero Lui stesso. Egli sottolinea che amare come Gesù significa aderire al Suo esempio e quindi amare i poveri. Ma la sfida è ancora più grande: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità... Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» (2,5-6.14-17).”

Poi, con la nettezza a cui Papa Francesco ci ha abituati, aggiunge che “non pensiamo ai poveri come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana […]. Queste esperienze, […] dovrebbero … dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita.“ Forse questa è una proposta eccessiva o impossibile? Si può cominciare da un comportamento semplice e preciso: donare qualche cosa di proprio, non ciò di cui non ho più bisogno ma qualche cosa di veramente mio, anche una cosa piccola, ma importante per la mia vita: un po’ di tempo, per esempio, una fatica dedicata gratuitamente ad un altro, una capacità personale, uno spazio della mia vita personale e familiare. “La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti”. La proposta della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare si colloca in questa linea: riscoprire la dimensione del “dono” rendendola accessibile a tutti, senza nessuna esclusione. Che cosa c’è di più semplice che acquistare alimenti per la mia famiglia e per me stesso, un gesto abituale e quotidiano e fare lo stesso, almeno una volta, per una famiglia che questa spesa non può fare. E’ come entrare in rapporto con questa famiglia, entrando in casa sua, quasi mangiando insieme. Questo può essere un inizio: il gesto proposto dai volontari del Banco Alimentare, donare una spesa in più, forse accompagnerà ognuno, rimanendo presente negli occhi e nel cuore per tutto l’anno, così da pensare ad altri gesti di solidarietà e di bene da compiere insieme ad altri amici. Il Papa ricorda sempre che i poveri non sono un fatto sociale, una statistica ma volti, corpi, pensieri e persone di cui dobbiamo rispettare e sostenere la dignità. Così, donando alimenti, con la Colletta Alimentare, noi non doneremo un bene, un cibo ma la possibilità che queste persone riacquistino la voglia di riprendere la strada, riscoprano una dignità e una energia. Per questo la proposta della Colletta prosegue oltre il 25 novembre, sollecitando la curiosità per il lavoro paziente e instancabile del Banco Alimentare e delle Strutture Caritative che distribuiscono cibo, preparano pasti, pacchi famiglia che entrano nelle case dalle famiglie più povere, instaurando un rapporto, un sostegno, una amicizia. Tutte realtà, persone, amici che vale la pena re-incontrare. Nel nostro operare verifichiamo ogni giorno che siamo tutti affamati di senso della vita, sia chi ha la pancia piena sia coloro che non hanno cibo a sufficienza, ma spesso siamo sopraffatti dalle contingenze, dall’abitudine e non ci accorgiamo del nostro vicino. Forse una “scossa” ci può rianimare e cominciare a suggerire risposte alle nostre domande esistenziali. Proviamo a fare i volontari della Colletta o semplicemente incontrarli il 25 novembre e scoprire che qualche cosa possiamo fare anche noi e così riaccendere una speranza per un altro e per noi stessi.

L'EDITORIALE n. 1

Noi e le nostre storie

di Andrea Giussani

Molti tra i volontari e i collaboratori e certamente coloro che hanno responsabilità operative o di rappresentanza per il Banco Alimentare sono spesso chiamati a descrivere “che cosa sia” il Banco Alimentare e quali siano le ragioni e lo scopo della esistenza di questa organizzazione. Talvolta a questa domanda, possono anche essere collegati intenzioni e interventi di sostegno e aiuto, dono di tempo e di impegno personale e anche di denaro; quindi in qualche modo “non si può sbagliare!” nel rispondere, dobbiamo essere chiari e convincenti. Così si tentano brevi definizioni sintetiche ma che alla fine non danno che giustizia parziale degli scopi e della identità che ognuno vorrebbe comunicare. Si cita la lotta alla piaga dello spreco del cibo, il sostegno diffuso e quotidiano contro la povertà alimentare, il grande impegno delle varie forme di volontariato, la capacità logistica, organizzativa e di presenza sul territorio dei nostri magazzini e ancora la professionalità nella conservazione e gestione degli alimenti. Tutti fatti in cui davvero da anni cerchiamo di dare il meglio di noi. Ma nessuna di queste definizioni mette esplicitamente al centro il “vero perchè” della vita del Banco Alimentare. Forse noi ben lo sappiamo e lo diamo già per scontato; ma ancora più chiaramente ce lo ha ricordato Papa Francesco, nella emozionante udienza del 3 ottobre 2015. Condividendo la necessità del pane quotidiano, voi incontrate ogni giorno centinaia di persone. Non dimenticate che sono persone, non numeri, ciascuno con il suo fardello di dolore che a volte sembra impossibile da portare. Tenendo sempre presente questo, saprete guardarli in faccia, guardarli negli occhi, stringere loro la mano, scorgere in essi la carne di Cristo e aiutarli anche a riconquistare la loro dignità e a rimettersi in piedi..”

Questa riflessione, spesso ripresa in mano, ci ha indotto a dedicare più attenzione proprio alle persone. Così abbiamo deciso di tentare di dire meglio “chi siamo”, di comunicare più chiaramente quale sia la nostra identità, di raccontare il nostro cammino operoso attraverso le persone, tutte le persone, quelle che aiutano e quelle che sono aiutate, quelle che incontriamo direttamente e quelle di cui altri, lavorando con noi, ci vogliono raccontare la storia. Ecco quindi l’idea di poter descrivere questa rete così viva attraverso le storie del brulicante mondo di persone, famiglie, ragazzi e anziani, operatori, studenti e pensionati, insomma, “il popolo del Banco Alimentare”.

Non abbiamo certo la pretesa di “raccontare tutto” ma vogliamo aprire una strada che ha lo scopo, lo abbiamo detto, di sapere meglio “che cosa è il Banco Alimentare”, facendolo descrivere dalla viva voce di chi ci ha incontrato, di chi ci vede all’opera, di coloro che hanno partecipato alla Colletta, di chi lavora con noi, ogni giorno. Tra questi vorremmo ascoltare e condividere soprattutto la voce di chi ha guardato, anche solo un istante, alla sua vita, provocato da una piccola occasione di un bene donato o ricevuto, forse solo un piccolo gesto, uno sguardo, una nuova amicizia; egli ha cominciato a ripensare anche a sé in modo diverso e colmo di maggiore speranza.

Ci siamo anche chiesti se questa prospettiva saprà dire esattamente chi siamo e che cosa sia la Rete Banco Alimentare. Forse la rappresentazione che si leggerà potrà non essere precisa “tecnicamente”, richiederà informazioni aggiuntive ma certamente saprà trasmettere meglio come leggere poi i fatti, i numeri, i processi operativi, i risultati che riguardano la nostra attività, il lavoro che stiamo facendo. Noi tutti, anche i più vecchi del Banco Alimentare, vorremmo essere sempre più attenti a questa nostra identità, descritta da azioni e risultati ma anche dalle persone incontrate e vorremmo sempre meglio saper comunicare questa esperienza a chi ci chiede “perché lo fate?”. La risposta più vera forse non sta nel nostro dire ma nelle voci delle persone che in questa lunga avventura abbiamo incontrato e ancora incontreremo, se Dio vorrà.