Claudio e la gratitudine

Claudio è un volontario che da anni lavora presso un Centro di Solidarietà di Milano. Claudio è senza lavoro e senza casa; dorme su un furgone al mercato ortofrutticolo. In cambio trasporta cassette di frutta per conto di qualche grossista. Sino ad oggi ha rifiutato qualsiasi tipo di soluzione diversa; non vuole saperne di ricoveri dove dormire o di mense dove mangiare. Gli amici che con lui lavorano al Centro stanno facendo di tutto per trovare una soluzione definitiva, un lavoro, una casa.

Nel frattempo Claudio c’è sempre; il mercoledì per scaricare il camion dei prodotti, il giovedì per confezionare i pacchi, il venerdì per la distribuzione alle famiglie. Non manca mai e i lavori più pesanti li prende sempre per sé. Non l’abbiamo mai visto lamentarsi; lui parla poco ma un’idea chiara ce l’ha: sta restituendo il tanto che ha ricevuto. Per sé prende solo quello che gli serve, mai qualcosa in più.

E così l’altra sera quando gli amici si trovano per confezionare i pacchi, salta subito all’occhio che Claudio non c’è. E’ la prima volta e la cosa non può non preoccupare. Qualcuno lo cerca per telefono, ma non risponde. La preoccupazione cresce, Claudio vive per strada, può essergli successo qualcosa. Poi finalmente risponde e racconta che quella mattina ha iniziato un nuovo lavoro. Sta disboscando un terreno dove dovrà sorgere un centro sportivo. Un lavoro durissimo anche per uno forte come lui. Racconta che è seduto su una panchina poco lontano da lì, che è piegato in due dalla fatica. L’amico lo saluta, gli raccomanda di riposarsi, di non preoccuparsi e gli da appuntamento a presto.

Passano dieci minuti e Claudio compare sulla porta; alto, dinoccolato, è davvero stanchissimo e sorride. Claudio sorride, entra e si mette subito a spostare pacchi e cartoni pieni di pasta. Va avanti fino alla fine, inutile spiegargli che può sedersi per una volta e stare a guardare. I pacchi sono finiti, i prodotti avanzati messi a posto sugli scaffali. Claudio saluta e se ne va. Sorride ancora, è stanchissimo ma si vede nel suo sguardo una felicità che molti di noi, forse, non conoscono