Claudio: un compagno di Banco speciale

Claudio è morto. L’ha raccolto, di notte, per strada un’ambulanza. Ci ha avvisato un suo amico che dormiva con lui sotto i portici di un oratorio. Da allora ci sono voluti lunghi giorni per capire che cosa fosse accaduto, dove l’avessero portato. Lunghi giorni finchè la caparbietà non ha avuto ragione. Claudio era morto quella notte stessa, due ore dopo l’arrivo in ospedale. Claudio era già stato sepolto: cimitero Maggiore di Milano, campo 87, fossa 10. La disperazione che toglie il fiato, che spezza il cuore. Non c’era nessuno con lui quando è morto, non c’era nessuno con lui quando è stato sepolto. Questo maledetto virus non ce lo ha permesso.

Claudio era un uomo buono nel senso più bello di questa parola. La vita non era stata generosa con lui. Viveva per strada, campava di lavoretti ed era molto ostinato. Quante volte gli avevamo trovato dei posti dove stare, dove dormire. Lui diceva di sì ma poi non ci andava. Claudio era un volontario del nostro Banco di Solidarietà, una delle migliaia di organizzazioni convenzionate con Banco Alimentare. Da tanti anni. Non mancava mai; Il mercoledì a scaricare il camion di provviste, il giovedì sera a confezionare i pacchi, il venerdì a distribuirli alle famiglie. E meno male che c’era sempre. “Aveva due braccia che sembrava un muletto umano” ricorda Marco. “Un pomeriggio come sempre gli ho chiesto se aveva bisogno di qualcosa. Mi aveva risposto di no, che c’era gente che stava peggio di lui e che con noi lui stava bene”.

Tutti gli anni era con noi davanti al supermercato di via Vincenzo Monti per la Colletta Alimentare. Claudio non era un uomo di tante parole, in fondo non gli servivano. Bastava guardarlo in azione per capire che cosa avesse dentro. Le difficoltà non lo avevano schiacciato, non gli avevano spento il cuore. Lui così grande e grosso, così burbero nell’aspetto, sollevava con grazia i sacchetti che la gente consegnava, riempiva con ordine gli scatoloni. Poi a mezzogiorno si andava a mangiare qualcosa. Tutti una bella birra e lui, che l’acqua la usava qualche volta soltanto per lavarsi, una Coca-Cola perché diceva: “Devo essere sobrio per poter essere d’aiuto”.

“La sua presenza in mezzo a noi- ricorda ancora Marco-la sua amicizia sono stati un dono e una delle ragioni per cui vale la pena per me, fare il gesto del Banco di Solidarietà”. Claudio è morto; c’è tanta tristezza in noi, forse avremmo potuto aiutarlo di più e meglio. Ma c’è anche la certezza che con noi lui si sentisse a casa e che ora è felice tra le braccia del Padre.

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