Rapporto di Save The Children: in Italia quasi 1 bambino su 3 rischia l'esclusione sociale

Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC), ossia l’insieme dei 96 soggetti del Terzo Settore che promuovono la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza - coordinato da Save The Children - ha presentato un rapporto in grado di offrire una panoramica sull’attuale condizione dell’infanzia e dell’adolescenza nelle varie regioni d’Italia.

Dai dati presentati emerge che, in Italia, quasi 1/3 dei bambini è a rischio povertà ed esclusione sociale con gravi disparità regionali che occorre superare con urgenza. Ciò significa che i minorenni hanno differenti opportunità a seconda di dove nascano e crescono: si tratta di forte discriminazione su base regionale che ha un forte impatto sulla vita dei bambini.

I dati sono suddivisi in cinque raggruppamenti tematici, che verranno presi in considerazione singolarmente: 1) Dati demografici, 2) Ambiente familiare e misure alternative, 3) Educazione, gioco e attività culturali, 4) Salute disabilità e servizi di base, 5) Povertà e protezione.

1.  Dati demografici L’Italia è il secondo Paese più vecchio del mondo, caratterizzato da bassa natalità in quasi tutte le regioni, con livelli preoccupanti in Liguria e Sardegna, dove nascono 6 bambini ogni mille abitanti (6,1). Bolzano invece stacca di 3,5 punti la media italiana, pari a 7,6. Guardando i dati dell’incidenza dei minori sul totale della popolazione, emerge che la Liguria è la regione più anziana d’Italia, mentre la provincia più giovane è Bolzano. Rispetto alla composizione dei nuclei familiari in alcune regioni del Sud la percentuale di famiglie numerose è più elevata della media, mentre la quota di nuclei mono-genitoriali è particolarmente elevata nel Lazio (21,4%), in Liguria (19,5%) e in Campania (19,2%) a fronte di una media italiana del 16,1%. Infine, un indicatore demografico positivo: la speranza di vita alla nascita in Italia è tra le più elevate al mondo (82,7 anni). Ma anche qui con delle differenze territoriali: le punte positive sono in Lombardia e nelle Marche (83,3), mentre il dato più basso è in Campania (81,1).

2. Ambiente familiare e misure alternative Il sistema italiano e quello regionale purtroppo non dispongono di un sistema di raccolta dati in grado di garantire – in tempi certi e il più possibile tempestivi – un’adeguata conoscenza del numero e delle caratteristiche dei minorenni fuori dalla propria famiglia d’origine.
-  In relazione all’affido familiare i dati confermano il ricorso all’affido ai parenti quale pratica largamente diffusa nelle regioni del Sud (che raggiunge l’82% del totale degli affidi in Basilicata, il 78,3 % in Molise, il 76,9% in Campania, 73,7% in Puglia, rispetto ad una media nazionale del 47,7%), per scendere al 27,9% del Piemonte e al 17% del Friuli Venezia Giulia.
-  In riferimento all’accoglienza in comunità i dati evidenziano una forte presenza di minorenni stranieri sul totale della popolazione minorile in Italia (10,6%). In alcune regioni i collocamenti in comunità di minorenni stranieri raggiungono percentuali prossime al 50% del totale dei minori collocati (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Molise).

3. Educazione, gioco e attività culturali Per quanto riguarda l’offerta educativa per i bambini, il rapporto di Save The Children evidenzia che la percentuale di posti disponibili nei servizi educativi per l’infanzia rispetto alla popolazione sotto i tre anni si colloca sotto la media nazionale (22,8%) in tutte le regioni meridionali, in particolare in Campania (6,4%), Calabria (8,7%) e Sicilia (9,9%). A differenza delle regioni del sud, la copertura di servizi offerta ai piccoli al Centro-Nord è invece molto elevata, come dimostra il 37,2% dell’Umbria, il 35,7% della Emilia-Romagna e il 33,1% della provincia di Trento. La scarsità nell’offerta di servizi educativi per l’infanzia nelle regioni meridionali non corrisponde a un disinteresse da parte delle famiglie: la domanda disattesa delle famiglie si riversa nell’accesso anticipato dei bambini sotto i tre anni nella scuola dell’infanzia dove rischiano di trovare una risposta non adeguata alle esigenze educative e di cura dell’età, come accade al 10% dei bambini in Calabria. Infine, la media dei costi a carico dei comuni è di 6 mila euro annui (Istat, 2014) per ogni bambino, e quella a carico degli utenti è 1.500 euro (il 20% del costo complessivo). Al Sud il costo a carico degli utenti è molto più contenuto (500-600 euro annui) mentre raggiunge il massimo nelle Province di Trento e Bolzano, dove anche i Comuni però investono molto di più nei servizi all’infanzia. È importante specificare che la povertà educativa non nasce solo all’interno della scuola: se in Italia la metà dei bambini non ha letto neppure un libro in un anno (a parte i testi scolastici), vi sono regioni in cui questa percentuale raggiunge il 65% (Sicilia, Campania, Calabria), a fronte di meno di 1/3 a Trento, dove, infatti, la possibilità di utilizzare una biblioteca pubblica accogliente è ben maggiore.  Molto interessante anche il dato sulla quota di ragazzi che visitano musei, monumenti, siti archeologici – in media solo 1/3 ha visitato monumenti e solo la metà un museo. A Trento, i ¾ dei bambini e adolescenti hanno visitato almeno un museo, in Liguria 3 su 5, mentre in Calabria ben 3 bambini su 4 non hanno messo piede in un museo nel corso di un anno. Anche essere stati spettatori di uno spettacolo teatrale è un lusso che in alcune regioni riguarda un numero limitatissimo di bambini: in Calabria e Molise solo 1 bambino su 5, in Campania 1 su 4 e nella maggior parte delle regioni solo 1 su 3, che corrisponde alla media nazionale. Per quanto riguarda la percentuale di minori tra i 3 e i 17 anni che praticano sport in modo continuativo, anche questo dato varia sensibilmente da regione a regione a: in Campania e Sicilia meno di 1/3 è attivo, a fronte di una media nazionale che si attesta intorno al 50% circa.

4. Salute disabilità e servizi di base Grandi disparità tra Nord e Sud anche per quanto riguarda i dati sulla mortalità infantile: Friuli Venezia Giulia al 2,1 per mille e Piemonte 1,6 per mille vs Basilicata 3,6 per mille, Calabria 4,7 e Sicilia 4,1, con una media nazionale che si attesta al 2,8 per mille. Al contrario, dati parzialmente positivi sono quelli inerenti a sovrappeso ed obesità: la disparità tra le regioni sembrerebbe, infatti, leggermente diminuita - sebbene i tassi permangano comunque più elevati al Centro-Sud (ad esempio in Campania sovrappeso ed obesità si attestano rispettivamente al 26,2% e 13,2%, mentre in Friuli Venezia Giulia al 19,1% e 4,2% e in Piemonte al 18,4% e 4,7%, a fronte di una media nazionale del 21,3% e 7,2%).

5. Povertà e protezione In Italia quasi 1/3 dei bambini e degli adolescenti è a rischio di povertà ed esclusione sociale, con gravi divari regionali: in Sicilia sono il 56%, in Calabria sono il 49%, in Campania il 47%, in Puglia il 43%. Per quanto riguarda i sistemi di accoglienza, nel 2018 sono stati censiti nel sistema di accoglienza 12.457 minori stranieri non accompagnati (arrivati in Italia senza un adulto di riferimento), in netta diminuzione rispetto al 2017 (erano oltre 18 mila). Si stima poi che quasi 5 mila minori (4.981) siano arrivati in Italia e subito spariti (irreperibili). La distribuzione territoriale è molto sbilanciata, visto che oltre 5 mila (il 42%) sono presenti in Sicilia (anche la metà degli irreperibili erano segnalati in Sicilia).

Fonte:https://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2019/03/27/news/poverta_in_italia_quasi_un_bambino_su_tre_rischia_l_esclusione_sociale_il_divario_cresce_tra_nord_e_sud-222623205/