Un "giovane" volontario...

L'appuntamento è alle 8 al parcheggio di un supermercato di Amelia (TR) per organizzare la giornata della #colletta19. Siamo in quattro e propongo di recitare una preghiera, come è consuetudine prima di ogni distribuzione al magazzino. Diciamo il Padre Nostro e poi i tre volontari vanno in un altro supermercato.

 

Per un'ora abbondante dall'apertura resto solo, poi uno dei tre ritorna e comincia a darmi una mano fino all'arrivo, intorno alle undici, di due signore che resteranno per un paio d'ore.

Nel frattempo, arriva un "giovane" volontario; magro, andatura dinoccolata, capelli bianchi, aspetto burbero e sguardo schivo: è proprio lui, è mio padre, con i suoi 83 anni.

 

Sa che i turni sono un po' scoperti ed è venuto a darmi una mano. Un tipo taciturno, per il quale una parola è poca e due sono troppe. Una delle rare volte che lo sento parlare con qualcuno è per chiedere a Tina, una delle due signore, come sta il padre che è un suo vecchio cliente. "È morto questa estate a luglio", risponde lei. "Meglio che continui a stare zitto", penso tra me e me.

 

Papà non batte ciglio, forse alla sua età la morte comincia ad entrare nell'ordine delle cose. "Aveva 98 anni, ha fatto la sua vita ed è morto serenamente nel sonno", prosegue lei. "Comunque grazie per avermelo chiesto e per il suo interessamento". Durante le scorse collette papà è venuto quasi sempre a trovarmi ma solo per scambiare quattro (di numero!) parole. Adesso, per la prima volta, è lì ad aiutarmi, a chiudere scatoloni, a sistemare barattoli e pacchi di biscotti.

 

Che strano, in un secondo mi passa davanti la mia infanzia e l'adolescenza: è stato lui, sempre, a dire a me e mio fratello come fare le cose e se sbagliavamo qualcosa era pronto a riprenderci, spesso in maniera brusca e senza troppi complimenti. Ora, invece, è lì a seguire le mie indicazioni, senza alcuna obiezione. Questa inversione dei ruoli quasi mi commuove e non posso che guardarlo con tenerezza.

 

Intorno alle 13,30 lo lascio da solo al supermercato mentre vado a pranzo. Torno dopo una mezz'ora abbondante e resto da solo con lui fino alle 18, quando arriva qualche rinforzo e lui va a casa, anche perché comincia ad infreddolirsi. Ogni tanto lo sento ripetere a bassa voce e con tono sarcastico, le risposte di alcune persone all'invito a donare qualcosa, tipo "adesso ci penso...vediamo quando esco". Perché a mio padre tutto si può rimproverare eccetto di non essere generoso; ha sempre dato a chiunque gli abbia chiesto.

 

La sera racconto qualche episodio della giornata a mia madre, ad esempio del tizio che invece di chiedermi una busta mi ha chiesto uno scatolone, che poi ha riempito fino all'orlo (18 Kg di prodotti). Ma lei mi dice che questa, come altre cose, gliele ha già raccontate papà. Forse allora ho ragione io, nonostante l'età che gli impedisce di sollevare gli scatoloni pieni è davvero "giovane", perché riesce ancora a farsi colpire e stupire dalle cose che accadono. 

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