“È il secondo anno che partecipo, e credo che non sarà l’ultimo. Ognuno ha bisogno di sentirsi utile e di fare qualcosa che a fine giornata lo faccia sentire contento. E compiere un gesto di carità, qualcosa di completamente gratuito, ti fa sentire davvero contento”. Nibras Asfa, una giovane musulmana nata in Italia e di origini giordane, studia Giurisprudenza all’Università Statale di Milano. Assieme ad altri fratelli di fede partecipa alla Colletta alimentare in un supermercato di via Padova, una delle zone della città più densamente popolate di stranieri. Lì vicino c’è la Casa della cultura musulmana, dove agli inizi di novembre un gruppo di volontari aveva invitato a donare un po’ di tempo per partecipare alla Colletta. E Nibras, come molti altri, ha aderito alla proposta. “Credo che tutti abbiamo bisogno di almeno una giornata all’anno per vivere la dimensione del dono, e perché questo ci aiuti a cambiare il nostro cuore”. Nibras racconta un episodio che l’ha colpita: “È entrata nel supermercato una donna che parlava solo arabo, io le ho spiegato cos’è la Colletta e mi ha detto che anche lei è una che ha bisogno. All’uscita mi ha consegnato un pacco di pasta dicendomi: ‘Chi dà senza ricevere, Dio lo ricompenserà con qualcosa di meglio”. Quelle parole mi hanno toccato il cuore perché mi hanno ricordato perché ero lì quel giorno”.

Roberto Marengon, indossando orgogliosamente il suo cappello da alpino, era il responsabile della raccolta degli alimenti in quel supermercato: “La presenza dei volontari provenienti dalla Casa della cultura musulmana ha reso evidente che c’è un desiderio di positività presente nel cuore di ogni persona e che è possibile costruire insieme dei gesti di bene come questo. Ci si educa a superare l’ottica del ‘noi’ e del ‘loro’, a costruire dei ponti tra mondi diversi che imparano a convivere”.

Lui, che di Collette ne ha fatte tante, riconosce il rischio di dare per scontati certi episodi: “Come ogni anno c’è stata la vecchietta che ha comprato solo il pane e il latte, ma non ha mancato di donare qualche prodotto. Oppure la donna che ci ha consegnato un carrello colmo di alimenti e ci ha ringraziato per quello che stavamo facendo. Puoi farci l’abitudine, ma sono piccoli-grandi gesti da cui si impara di cosa è capace il cuore dell’uomo”.