A San Patrignano, storia di Riccardo un Compagno di Banco

Ho conosciuto Riccardo in una bellissima serata a San Patrignano.
Che idea geniale festeggiare i 30 anni del Banco Alimentare dell’Emilia Romagna su queste colline che trasudano sofferenza e speranza.

Compagni di Banco per una giornata con queste centinaia di ragazzi che lottano per riconquistare la vita. Riccardo è uno di loro. Siede davanti a me in una delle tavolate di questa sconfinata mensa; ci sono un migliaio di ragazzi e sembrano far parte di un’opera d’arte.

Perché Vincenzo Muccioli il cui genio umano sta all’inizio di questa straordinaria avventura, voleva che nulla fosse a caso. Che nemmeno piatti, bicchieri e posate fossero messi a caso. Tutto deve avere un ordine, tutto deve far parte di una grande bellezza.

Riccardo ha trent’anni, come il Banco. Muccioli nemmeno l’ha conosciuto ma gli vuol bene come se fosse suo padre. E quando gli racconto le tante giornate che ho passato su queste colline insieme a Vincenzo, gli si illuminano gli occhi. Mi chiede di lui, di com’era, di cosa diceva. Già, perché è pazzesco pensare che la maggior parte dei ragazzi che vivono oggi a San Patrignano, sono nati dopo che Muccioli era già morto. Come dire che di droga ormai non parla più nessuno ma in realtà continua a rubare le vite di migliaia di ragazzi.

Chi finisce qui è fortunato, ha una scommessa da giocare. Riccardo l’ha vinta. Dopo due anni di fatica, adesso ricomincia a vivere. E mi racconta tutto di lui. Mi dice che bisogna toccare il fondo del fondo per avere il coraggio di provare a risalire. Lui il fondo l’aveva toccato, aveva perso tutto; la famiglia, prima di tutto, il lavoro e gli amici. Aveva perso tutto; l’allegria, la speranza, la voglia di combattere.
Ma c’è stato un attimo di lucidità, arrivato chissà da dove, e in quell’attimo Riccardo ha detto basta. È tornato dalla sua famiglia, ha chiesto aiuto un’altra volta. È rimasto chiuso in casa per due mesi finché San Patrignano gli ha aperto le porte. E così ha iniziato un cammino lungo e tortuoso per ritrovare la vita. Ti racconta la grande fatica, ti racconta che per il primo anno era obbligato a farsi accompagnare da qualcuno anche per salire e scendere le scale. Ti racconta che all’inizio era insopportabile l’idea di non poter uscire da San Patrignano, di dover dipendere e di dover sempre rispondere a qualcuno. Ma ha camminato, sono passati due anni.

Oggi è responsabile della sua camerata, di altri dodici ragazzi che hanno iniziato il percorso. Oggi sono loro a dipendere da lui. Sorride Riccardo. Sorride quando racconta che qualche volta capita che qualcuno provi a scappare e allora devi corrergli dietro in mezzo ai campi, convincerlo a tornare indietro, abbracciarlo e ricominciare da capo.

Riccardo nella sua vita ha sempre fatto il cuoco ma quando è arrivato a San Patrignano ha pregato il cielo che non lo mandassero in cucina. Ed invece si è ritrovato subito tra fornelli e pentole insieme agli altri, a cucinare ogni giorno, pranzo e cena per un migliaio di persone. Com’è finita? Lo dice con un sorriso grande: oggi ha ricominciato ad amare il suo lavoro e un domani non vorrebbe fare altro.

Compagni di Banco con questi ragazzi. A pensarci vengono i brividi. Il Banco porta a San Patrignano camion di derrate alimentari ogni mese. Un aiuto indispensabile. Ma non è solo questo. È di più. Pensare di essere Compagni di Banco di Riccardo riempie il cuore di gioia, restituisce un volto allo scopo di questa grande opera che è il Banco Alimentare.

Tags: Le storie