Un post da Cingoli, la paura e la speranza

In rete un breve post: “Stravolta ma contenta!!! In un piccolo supermercato di un comune terremotato abbiamo visto riempirsi di nuovo i carrelli. Non conta quanto si dona, ma donare con gioia”. Chi scrive è  Maurizia e il piccolo paese è Cingoli. Quelle parole bastano per volerne sapere di più. Cingoli è in provincia di Macerata, poco più di 10mila abitanti. Adagiato sulla sommità del Monte Circe, è conosciuto come il “Balcone delle Marche”. Ma la sua bellezza porta ancora le ferite del terremoto che lo colpì nell’ottobre del 2016. Ancora oggi la presenza di uomini e mezzi della Protezione Civile impediscono di spegnere i ricordi di quei giorni.

Alla vigilia della Colletta Maurizia si trova con gli amici di Cingoli e di Apiro, altro piccolo comune terremotato. “Il mio mal di schiena - racconta - mi faceva censurare l’idea di fare la colletta nei due piccoli supermercati di Apiro e in quelli di Cingoli. Ci siamo visti con gli amici (in tutto siamo in quattro) e il mio primo pensiero è stato quello di non farci fregare dalla paura, ma di fidarsi un’altra volta della provvidenza. Non preoccupiamoci - ho detto loro - e vediamo cosa arriva. Alla fine ci siamo contati e con una buona dose di coraggio abbiamo deciso di fare la Colletta in due supermercati di Cingoli ed in uno di Apiro.

È arrivato il sabato e quella mattina la gente era davvero pochissima. Davanti al super di Apiro faceva un freddo pazzesco e mia figlia si lamentava perché non veniva nessuno. Dico la verità, ci sembrava quasi inutile stare lì. Poi arriva un terzo volontario e abbiamo provato a farci forza pensando che forse era troppo presto. In quel momento esce il titolare e ci chiede, quasi a volersi scusare, come andava la raccolta. Un po’ al rallentatore, rispondiamo, ma speriamo che poi si ingrani la marcia. Ci vuole solo un po’ di coraggio e di pazienza. Vedete, aggiunge il titolare, il centro storico è vuoto, hanno trasferito tutti ad Apiro nuovo e noi siamo in ginocchio, non sappiamo se chiudere o continuare. C’era un velo di tristezza nel suo sguardo e così gli dico: dai non preoccuparti, la provvidenza non si dimentica di noi.

Ed è stato così. Dopo poco la gente ha cominciato ad arrivare. Dopo mezzogiorno avevamo chiuso 13 scatoloni. E alla sera ne abbiamo contati 21. Dovevate vedere la felicità del titolare alla chiusura. Ci ha detto: allora lassù Qualcuno non si è dimenticato di noi. Una giornata così era tanto che non la vedevamo, grazie. Quante persone abbiamo incontrato, compreso un ragazzo pieno di orecchini che si è scusato perché era uscito di casa solo con gli spiccioli ed ha potuto donare solo un litro di latte o Carlo che con il sorriso ha donato due sacchetti pieni.

L’anno scorso abbiamo raccolto di più ma il nostro paese era ancora pieno  di gente, protezione civile, volontari, alpini. Quest’anno la nostra gioia è stata l’incontro con il titolare di quel piccolo supermercato, rimesso in piedi dalla speranza che non siamo lasciati soli”.

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